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Roma - Ara pacis, la teca di Meier una festa tra le polemiche
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Roma - Ara pacis, la teca di Meier una festa tra le polemiche. Sgarbi insulta l'opera, la destra contesta Veltroni
Di Maria Novella De Luca

fonte: La repubblica

Il sindaco: non c'è una contraddizione insanabile tra passato e futuro Cauti gli architetti Fuksas: Roma assorbe tutto. Benevolo: persa una grande occasione Dopo sette anni di lavori e contrasti inaugurata l'immensa navata di vetro e marmo travertino...


Il sindaco: non c'è una contraddizione insanabile tra passato e futuro Cauti gli architetti Fuksas: Roma assorbe tutto. Benevolo: persa una grande occasione Dopo sette anni di lavori e contrasti inaugurata l'immensa navata di vetro e marmo travertino

Le polemiche, prima o poi, verranno dimenticate. L'Ara Pacis invece resterà lì, finalmente al sicuro, illuminata da una luce morbida, con i suoi incredibili bassorilievi, le sue sculture che raccontano divinità e leggende, i festoni con i ricami di fiori e frutta che ricordano l'alternarsi delle stagioni, i cicli di nascita e morte, e poi la pace e i trionfi dopo le conquiste e le battaglie. E' questo il senso, la sfida della teca di Richard Meier inaugurata ieri a Roma dopo sette anni di lavori e infinite stagioni di dibattiti, un matrimonio tra architettura e archeologia che ha restituito agli occhi del mondo l'altare del 13 secolo voluto dal Senato capitolino per celebrare le vittorie di Augusto, e una nuova era di 'pace vittoriosa'.

L'edificio progettato da Meier, un'immensa navata di vetro e marmo travertino che protegge l'altare e ha il raro dono di catturare la luce e il silenzio, all'esterno spezza invece lo sguardo con le sue dimensioni imponenti, con l'impatto di un muro bianco a cui bisognerà abituarsi, una specie di astronave di architettura contemporanea che per la prima volta si è inserita nella città antica. Un contrasto estetico e dialettico sottolineato dal sindaco Veltroni nel discorso inaugurale: «A Roma il bello non è solo alle nostre spalle, non c'è una contraddizione insanabile tra passato e futuro, l'Ara Pacis come il Marc'Aurelio, ci insegnano che il passato si può proteggere solo con interventi di grande tecnologia. Una grande metropoli deve salvaguardare la storia e l'archeologia, ma anche essere capace di aprirsi al nuovo. Le discussioni di estetica e di cultura sono sacrosante e nessuna opera ne è esente».

Ma il lungo e addirittura violento dibattito che ha accompagnato la costruzione del 'Museo dell'Ara Pacis', culminato negli ultimi giorni con gli attacchi di Alleanza Nazionale, con le bandiere nere esposte dalla Fiamma Tricolore sul Lungotevere e gli insulti di Vittorio Sgarbi che ha definito la nuova teca 'un cesso', rischia di far passare in secondo piano la riscoperta dell'opera, come se l'involucro fosse più importante del monumento. Un'opera quasi dimenticata negli ultimi decenni, ingabbiata in una scatola di vetro polveroso fin dal 1938, quando in pieno fascismo, in occasione del bimillenario della nascita di Augusto, l'Ara venne ricostruita e sistemata vicino al mausoleo dell'imperatore dall'architetto Ballio Morpurgo. Impacchettata nel 1996 dopo l'incarico dato dal sindaco Rutelli all'americano Richard Meier, con i lavori fermati per anni dalle polemiche e i costi lievitati fino a venti milioni di euro, ora l'Ara Pacis torna a stupire con la perfezione delle sue figure, dal mito della madre terra, ai volti e i ritratti dei sacerdoti, dei politici e dei magistrati.

E adesso, per fortuna, dopo la 'guerra dell'involucro' per l'Ara Pacis arriverà il momento migliore, il via libera ai restauri, un delicatissimo lavoro di ripulitura e di consolidamento che dovrà togliere ai marmi romani lo sfregio dello smog e delle polveri sottili.

Divisi ieri nel giudizio i primi visitatori, cauti e caustici i commenti degli architetti più famosi, di fronte al nuovo museo, 1500 metri quadrati che offrono anche un auditorium, una biblioteca, una terrazza con caffetteria, e una 'piazza' esterna dove dovrà essere collocata una fontana. Massimiliano Fuksas se la cava una battuta: «Roma - dice sorridendo - è in grado di superare ed assorbire tutto. Speriamo in un futuro migliore». Drastico Leonardo Benevolo: «Il progetto di Meier è un'ottima idea su un programma assolutamente sbagliato. Il risultato è che l'Ara Pacis è svilita, squalificata. Roma ha perso una grande occasione».

I ponteggi sono stati tolti ma la discussione continua. Di certo, a giudicare dalla folla di ieri, i visitatori non mancheranno. E i restauri grazie alla teca protettiva, saranno eseguiti a vista, mentre un'illuminazione delicata permetterà di vedere il monumento da fuori anche la notte. Sapienza high tech insomma per vestigia antichissime.
 
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